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20.02.2013 12:25

se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore. Ci vogliono i riti!".

 

(Antoine de Saint-Exupéry, il piccolo principe)

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/narrativo/racconto-5311-4>

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Prezzo

Silver Silvan | 23.02.2013

Diciamo che, se ha un prezzo, è una cambiale. Lo paghi dopo e a rate.

Importanti altroché

banditore | 20.02.2013

Il mio cane si agitava e cominciava a guaire in crescendo quando ancora non ci si poteva accorgere di nulla, ma, naturalmente, mio padre arrivava una decina di minuti dopo. Le urla entusiaste del cane (un cane femmina, vezzosa, complicata e permalosa) lo avvolgevano, poi lei correva verso il divano sul quale, letteralmente, si tuffava mettendosi subito in attesa con un sorrisone canino, quello a bocca aperta e senza lingua fuori. Era, questo, il rito del saluto sul divano.
Se mio padre tardava a rispettare la liturgia richiesta, la cagnolina lo chiamava con squittii lamentosi, poi con urla modulate come canti, infine con latrati quasi rabbiosi. Egli doveva, doveva presto andare su quel divano e farsi festeggiare a leccate in faccia, poi ricambiare con un bel massaggio sulla panza della bestia, che se la rideva gambe all'aria. Il rito finiva con grandi sorrisi per tutti.
Quando il mio sconsiderato padre non arrivava a tempo (il rito ha infatti un tempo limite), il cane si offendeva grandemente. Arrotolata come per un sonno di letargo, ma con gli occhi aperti e fissi contro il muro, rigida e inamovibile, la nostra bestiola non ci stava più, non voleva più giocare, non aveva più nulla da festeggiare e in quello stato d'animo restava per tutta la sera. Quindi dormiva, verso il tardi, un sonno scontento pieno di sogni irrealizzati.
E' per questo che mio padre era molto attento a rispettare quel rito e, mentre si lagnava di non potersi nemmeno togliere la giacca, era invece beato dall'accoglienza del suo esigente cane, vivo e presente tanto da aver creato la sua formula di benvenuto e da esigerne il rispetto come per una cosa sacra. Ormai tutti noi eravamo convinti che festeggiare il ritorno di qualcuno fosse davvero una cosa importante.
Piccolo principe o no, sono sì importanti, alcuni riti.

R: Importanti altroché

Silver Silvan | 21.02.2013

Io lo chiamo bisogno di attenzione. Il mio gatto rosso, nonostante fosse perfettamente accudito a casa sua, quando tornavo dalle vacanze dopo due o tre settimane, mi teneva il broncio e fingeva di ignorarmi sdegnato. Era irresistibile. Solo il primo anno, dopo due mesi che era stato adottato da trovatello, si piazzò sul cuscino accanto alla mia testa, ronfando ad ogni mia mossa per tutta la notte. Dopo aveva capito che tornavo e non l'ha più fatto. Aveva capito che poteva stare abbastanza tranquillo da permettersi di fare il sostenuto.

R: Importanti altroché

LadyMarica | 21.02.2013

una storia bellissima! Perfetto banditore, hai spiegato perfettamente cosa intendo io. A differenza della Silver per me il rito non è semplicemente regolare la continuità, è un pezzo della felicità del momento, è un tassello che se manca rovina il resto

uffa

Silver Silvan | 20.02.2013

Che palle, 'sta roba l'ho letta già varie volte. Non è che è la Bibbia, Il piccolo principe! E' una favoletta, ricordiamocene! Ed è bella nel suo insieme, come tutte le favole. A qualcuno i riti piacciono, ad altri no. Nelle prime fasidi relazione, sono addirittura indispensabili, per garantire la continuità. Quando la continuità è certezza, i riti non servono più. Checchè ne dica il piccolo principe, che infatti scompare e dei riti non ha bisogno per quello. a csa mia si chiama " mettere le mani avanti". a csa sua, non so. Chi lo conosce?!

R: uffa

LadyMarica | 20.02.2013

Silver, hai perfettamente ragione. La citazione è talmente stantia da essere banale. Però non è tanto la storia della citazione che mi è piaciuta ma due faccende: 1) il prezzo della felicità, che esiste ed è, anche quello, indispensabile per esserlo; 2) i riti. I riti, secondo me, non servono solo per garantire continuità ma per dare il giusto peso alle cose. Io pensavo a riti che esulano dalla abitudinarietà, veramente, anche se capisco che è più difficile. Faccio un esempio che non c'entra. Se io non mi fumo una sigaretta secondo il rito di cercarla nel pacchetto, accenderla, schiacciare il filtro con le dita per me quella sigaretta non è un piacere. So che è un esempio che non condividi, l'ho fatto perché secondo me spiega quello che intendevo.

R: R: uffa

Silver Silvan | 21.02.2013

Lady, ma che ne so?! Non ho mai fumato in vita mia! Boh, ribadisco, i riti servono per consolidare le relazioni, poi vengono abbandonati e, spesso, questo dispiace. Sono un po' come l'Attak, creano attakamento, consolidano, sono piccole certezze. Anche nel fumare, presumo.

Non credo che la felicità abbia un prezzo. No, proprio no. Se ha un prezzo è qualcos'altro.

R: R: R: uffa

LadyMarica | 21.02.2013

quando la felicità non ha un prezzo, e accade, per me è mera abitudinarietà, è una felicità mediocre. Tutto ha un prezzo, per come la vedo io, ed è un prezzo che si è felici di pagare, è un prezzo che fa parte della felicità.

R: R: R: R: uffa

Silver Silvan | 23.02.2013

Se la felicità avesse un prezzo, significherebbe che ti accorgi di essere felice. Non capita mai. Quindi non ha un prezzo.

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