La Goccia di Buzzati

24.04.2013 02:50

Due di notte e mi è tornata l'inappetenza per il dormire. Proprio ora che avevo stabilito un certo ritmo. Interrotto da chissà cosa. Dal rumore, ogni notte, di una goccia d'acqua che sale le scale. O così mi viene in mente servendomi di un racconto di Dino Buzzati che ho letto tantissimo tempo fa e che mi ha lasciato più di quanto volesse. Un racconto meraviglioso in cui quella goccia d'acqua è tantissime cose, tranne solo una goccia. Delicata e piccolissima, eppure così ingombrante e rumorosa.
La goccia che ogni notte sale le scale e impedisce il sonno è metafora che canta di reale.

Il mio appartamento è un tale concentrato di schifo da estraniarmi, da farmi sentire sempre stanca di tutto quello che dovrei mettere a posto. Persino i piatti, che io nemmeno cucino poi, si sono ammucchiati in una pila che mi rende impossibile anche solo far il caffé. Non nascondo che tante mattine preferisco uscire e comprarlo in una macchinetta universitaria che impelagarmi in quella lunga lista di cose nel lavello.

Montagne di cenere in fiumi di sigarette spente, bicchieri con fondi di caffé, bottiglie di cocacola zero vuote, fogli di carta stampati, appunti, ordini del giorno e pensieri sparsi annotati in brutta grafia, evidenziatori consunti e mangiucchiati. Tutto disseminato senza alcuna fantasia sul pavimento e i mobili. Il divano è l'unica cosa ancora libera, solo perché non lo utilizzo quasi mai.

Il gatto sonnecchia di giorno davanti alla finestra aperta, in quel misteriosissimo sguardo verso il basso. Mi chiedo sempre, se lasciassi aperta la finestra, se si butterebbe, come io temo e immagino, o se alla fine non lo farebbe. Ma per tentare ho troppa paura. Di notte, forse perché sente la mia furiosa insonnia, o forse infastidito dalla goccia sulle scale, anche lui saltella da una parte all'altra, incontenibile.

Le pagine di un esame che devo dare, nemmeno tra molto, mi guardano sonnecchianti dal tavolino. Un po' confuse, tutte presenti. Sembrano animarsi e dividersi, in notti come queste, in quello che non so e quello che so. Poi dipende dalla notte: una può registrare un significativo aumento nelle file del sapere mentre quella successiva, per esempio, registrare aumenti nella fila del non sapere. Senza alcun ordine, alcuna logica, alcun perché. A seconda dell'angoscia o del menefreghismo del momento.

La realtà spesso è inflazionata di quello che si vede. E non è che mi sia chiaro allora perché ci ostiniamo a chiamarla realtà.

Ma non sono preoccupata, non ancora con decisione autorevole.

Ricordo i giochi di labbra di un martedì che sembra lontanissimo e invece ha la distanza di una sola settimana. Senza umidità o distrazione. Li vorrei ora, seduti nel mio letto a sentire con me la goccia sulle scale. Che pure, nel suo essere fastidiosa, è tremendamente di compagnia, tremendamente di famiglia. 
Oppure ne vorrei una fantasia di quei giochi, una rassicurante fantasia forgiata da me e per me. Ne vorrei un'ora. Tanto per capirci qualcosa in più di quello che mi è piaciuto così tanto. Tanto per poi farmi venire quella voglia di leggere Catullo, dopo quei baci veri, e lasciare che mi basti, perché poi mi basta, per l'intera notte.

Accendo una nuova ondata di fumo, tanto perché mi piace veramente fumare nella distrazione della scrittura. Questa sconosciuta, meravigliosa e fedele compagna che mi impaurisce, mi creare reverenza, a volte mi obbliga e altre mi scorre in mezzo alle dita così, semplicemente e mi soddisfa.

Il gatto mi si ranicchia sulle gambe e inizia a far le fusa come per fondersi, di Catullo non ho voglia,  nemmeno di dormire ma temo che mi toccherà. Spogliarmi, rivestirmi, stendermi mi costa più fatica di rimanere qui, lettere alle dita, immersa nell'idea di quella goccia che sale le scale e mi impensierisce felicemente. Certe volte è una sicurezza nel vuoto della notte.

La notte è una catastrofe e, insieme, il nascondiglio perfetto di sentirsi esonerati da tutto, di essere meritatamente soli, meritatamente per sé. Non si deve far il conto con nulla di reale, ma solo con la propria visione del reale. E la corrispondenza tra le due ha un'unicità destinata a scomparire col giorno.


(questo è il racconto che citavo di Buzzati, l'ho trovato anche online e ho pensato che se mai vi interessasse potete trovarlo a questo link. Io l'ho riletto con immenso piacere.)

 

La Goccia di Buzzati

R: che fine ha fatto il post?

LadyMarica | 26.04.2013

cancellato per un sovraccarico, mi pareva, di presunzione :)

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